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PROGETTI REALIZZATI E IN FASE DI REALIZZAZIONE

Ricostruzione del tetto dell’Hogar Elisa Andreoli .

Finalmente il progetto più importante e sfidante nel quale la Gotita si è impegnata finora, la ricostruzione del tetto dell’Hogar Elisa Andreoli ad Oruro in Bolivia, è stato portato a termine.
Dal 2012 raccogliamo fondi per attuare questa impresa che ha comportato quantità di energie, impegno, tempo e risorse economiche non indifferenti al fine di consentire ai bambini dell’istituto di poter avere una casa più calda e sicura.
Oruro è una città molto fredda, localizzata a 3.700 metri di altitudine sull’altipiano boliviano, e la temperatura in inverno può scendere fino a 14 gradi sotto zero. L’edificio della comunità era dotato di un tetto costruito in lamiera ondulata, materiale non in grado di garantire una temperatura interna confortevole, né di proteggere dai nubifragi del periodo delle piogge. Inoltre, l’edificio non era dotato di impianto di riscaldamento e acqua calda.
Tale situazione ovviamente aveva un impatto negativo sia sulle condizioni igieniche sia sullo stato di salute dei bambini ospiti.
Il progetto è quindi consistito nella ricostruzione del tetto per garantire un migliore isolamento termico.
La realizzazione di questo progetto si è rivelata una vera avventura!
Dopo aver superato non senza difficoltà una serie di ostacoli burocratici, finalmente il contratto con l’impresa di costruzione locale è stato firmato il giorno 19 Agosto 2014 ed il cantiere è stato avviato il giorno successivo.
I lavori sono stati realizzati sulla base di un progetto realizzato da ARCò -Architettura e Cooperazione
La strategia adottata per realizzare il nostro progetto è stata quella di apportare un decisivo miglioramento alla qualità abitativa dell’orfanotrofio, semplificando la geometria del complesso, per migliorare le condizioni di illuminazione, facilitare la costruzione di nuove coperture e ridurre le infiltrazioni, utilizzando materiali e tecniche costruttive innovative per Oruro. E’ stato migliorato l’isolamento complessivo della struttura e l’inserimento di lucernari sul 40% della superficie del tetto ha aumentato l’illuminazione naturale, favorendo il mantenimento del calore solare all’interno dell’edificio. Per la costruzione dello strato drenante sono stati utilizzati circa 400.000 tappi di plastica, in alternativa all’argilla espansa che è impossibile da trovare nella regione. I tappi sono stati riciclati grazie ad una campagna di raccolta promossa nelle scuole e nelle chiese di tutta la città di Oruro.
Il tetto verde (cioè sul quale sono state piantati sempreverdi di diverso tipo che crescono nel territorio boliviano) che ricopre circa il 10% della copertura complessiva, oltre a fornire isolamento termico ed acustico, produce ossigeno e contribuisce alla riduzione delle emissioni di CO2. L’obiettivo è stato quello di creare un precedente virtuoso che le maestranze locali fossero in grado di ripetere con gli strumenti e i materiali già a loro disposizione.
Il progetto ha puntato alla partecipazione degli abitanti e delle istituzioni locali. La municipalità di Oruro, per esempio, ha fornito il terreno e le piante. Donazioni private hanno consentito la costituzione dell’impianto elettrico e del sistema di illuminazione. La costruzione del tetto verde è stata sviluppata attraverso un accordo di collaborazione con l’Università Tecnica di Agraria e Architettura di Oruro, che ha inviato i propri studenti nel cantiere.
I lavori hanno avuto una durata complessiva di cinque mesi gestiti attraverso un programma di lavoro elaborato in modo da evitare la stagione delle piogge dell’altopiano boliviano. Il costo della ristrutturazione dei 1.500 metri di superficie dell’orfanotrofio è stato di circa 90.000 euro.

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